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Qualifica QC1: perché è diventata un requisito chiave per le piattaforme digitali
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Qualifica QC1: perché è diventata un requisito chiave per le piattaforme digitali

Dalla compliance all’innovazione: con la qualifica QC1, Liferay rafforza il supporto alle organizzazioni che investono in piattaforme digitali cloud-ready.

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Negli ultimi anni, chi guida l’innovazione digitale, nella PA ma anche in settori regolamentati come finance, utilities e sanità, si trova davanti alla stessa sfida: come adottare piattaforme cloud evolute senza esporsi a rischi normativi, di sicurezza o di sovranità del dato.

Le qualifiche cloud introdotte dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale nascono proprio per rispondere a questa esigenza: offrire un quadro chiaro di conformità, affidabilità e controllo. È in questo contesto che si inserisce un traguardo importante: Liferay ha ottenuto la qualifica QC1 per i servizi Liferay PaaS e Liferay SaaS.

Al di là dell’annuncio, la domanda che conta davvero per CIO, responsabili IT e decision maker è un’altra: Cosa cambia concretamente per chi deve progettare o evolvere servizi digitali?
 

QC1 in pratica: meno complessità nel percorso cloud

La qualifica QC1 certifica che i servizi soddisfano requisiti stringenti sotto molteplici aspetti, dalla sicurezza all’affidabilità operativa, dalla gestione del dato fino alla piena conformità normativa.

Per le organizzazioni questo si traduce in un vantaggio immediato: riduzione dei tempi e delle complessità nei processi di adozione cloud. I servizi qualificati possono infatti essere inseriti nei cataloghi ufficiali e adottati seguendo percorsi semplificati di procurement e compliance, un aspetto sempre più rilevante non solo nel pubblico, ma in tutti i contesti soggetti ad audit e regolamentazioni.
 

Due modelli, due esigenze operative

 

L’ottenimento della qualifica riguarda entrambe le modalità di fruizione della piattaforma, permettendo alle organizzazioni di scegliere il livello di controllo più adatto.

Liferay PaaS è pensato per realtà che devono governare architetture complesse o fortemente integrate. L’infrastruttura cloud-native è ottimizzata per Liferay DXP e include pipeline CI/CD dedicate, backup automatizzati e sistemi di monitoraggio in tempo reale. In questo modello, Liferay gestisce lo strato infrastrutturale (Kubernetes, networking e sicurezza), mentre il cliente mantiene il presidio completo sul ciclo di vita applicativo, inclusi aggiornamenti e rilasci.

È un approccio particolarmente adatto quando esistono integrazioni legacy critiche, quando sono richieste personalizzazioni profonde del core OSGi o quando è necessario governare direttamente il rilascio del codice.

All’estremo opposto troviamo Liferay SaaS: la Digital Experience Platform completamente gestita, dove l’obiettivo è liberare i team IT dalla gestione tecnologica per concentrarsi sui servizi digitali. Liferay si occupa dell’intero stack, dall’infrastruttura alla piattaforma, garantendo aggiornamenti continui, sicurezza by default e assenza di attività di manutenzione server. Le personalizzazioni avvengono tramite Client Extensions e API Headless, assicurando che la piattaforma resti sempre aggiornata senza impatti sui progetti in corso.

Questo modello risponde perfettamente alle esigenze delle organizzazioni che puntano su rapidità di esecuzione, riduzione dell’onere operativo e roadmap evolutive continue.
 

Sovranità del dato e conformità: un tema sempre più strategico

Uno degli aspetti centrali della qualifica riguarda la gestione e localizzazione delle informazioni. Particolare attenzione è dedicata al requisito PR.DS-01, che disciplina dove risiedono dati e metadati e come vengono trattati.

Per le organizzazioni significa poter progettare servizi digitali con la certezza che i dati restino sotto giurisdizioni conformi, che siano rispettati i requisiti nazionali di sicurezza e che vi sia piena trasparenza nell’eventuale attivazione di funzionalità aggiuntive, incluse quelle basate su Intelligenza Artificiale.

Un elemento sempre più determinante, soprattutto in scenari multi-cloud e transnazionali.
 

Non solo compliance: una leva per accelerare l’innovazione

Spesso le qualifiche vengono percepite come un vincolo. In realtà, per molte organizzazioni rappresentano l’opposto: un acceleratore decisionale.

Sapere che una piattaforma è già conforme, permette di ridurre le verifiche preliminari, abbreviare i cicli di approvazione e partire più velocemente con i progetti, spostando il focus dalla burocrazia all’innovazione.
 

Cosa significa oggi per chi deve scegliere una piattaforma digitale

In sintesi, la qualifica QC1 rende l’adozione del cloud più semplice e veloce, offrendo garanzie formali su sicurezza e gestione del dato e assicurando un allineamento concreto ai requisiti normativi. Allo stesso tempo, lascia alle organizzazioni la libertà di scegliere il modello operativo più adatto, PaaS o SaaS. in base al livello di controllo e responsabilità desiderato.

Per chi guida programmi di trasformazione digitale, significa poter progettare esperienze moderne, per cittadini, clienti o partner, su fondamenta già verificate.

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